In questo viaggio fatto di 70 passi, ogni poesia è un frammento di esistenza che si offre al lettore come specchio e domanda. Questa raccolta non ha la pretesa di insegnare, ma il desiderio profondo di condividere: è un cammino dentro le pieghe dell’anima, tra la fragilità dell’essere e la forza segreta che ci tiene in piedi.
C’è un filo che lega tutti i testi, anche quando i toni, le forme e le immagini sembrano distanti: è la ricerca del senso. In “Assenza”, il silenzio si fa spazio dell’incontro, e le parole diventano un ponte fragile tra due esistenze che si riconoscono. “L’ora segreta” è un inno alla corporeità dell’amore, mentre in “Nel fondo dei tuoi occhi” si sente l’eco di un’assenza che scava più della presenza.
Le poesie dedicate ai figli, come “Tra le mie braccia” e “Ti ho vista nascere dentro di me”, aprono uno squarcio di tenerezza, ma anche di vulnerabilità: l’essere genitori non è solo dono, ma anche tremore, paura, responsabilità. Qui l’amore non è mai retorico, ma concreto, imperfetto, vivo.
Non mancano i testi in cui la riflessione si fa più ampia, quasi metafisica: “Orme sul silenzio” non è solo quella tra due corpi, ma tra due mondi, due linguaggi, due attese. “Radici e vento” e “L’arte di restare” sono meditazioni sul tempo e sul nostro stare al mondo, dove la poesia si avvicina alla preghiera laica, al pensiero nudo che cerca un approdo.
E poi c’è la resistenza, intima e silenziosa, di chi lotta per restare umano in un mondo che spesso disumanizza. In “Il muro trasparente” e “Polvere e luce”, la speranza non è un’illusione, ma un atto di coraggio. La poesia diventa qui un atto politico, nel senso più radicale del termine: prendersi cura del legame con l’altro, del senso del vivere, della memoria.
Infine, in componimenti come “La tua forza senza voce” e “Ogni giorno un passo insieme”, si tocca quella verità semplice e luminosa che ogni cuore conosce: bastano a volte pochi versi per dire l’essenziale, per restare, per amare.
Queste poesie sono un invito a fermarsi, ad ascoltare, a sentire. A riconoscersi. Perché, in fondo, ogni poesia è un tentativo di salvare ciò che in noi è più umano. E ciò che è umano, anche se ferito, anche se dimenticato, è sempre ciò che vale la pena custodire.